Category Archives: Intorno agli artisti

La cartella d’artista

Fa un certo effetto avere fra le mani opere così. Fotografie, certo. Ma non sono solo questo. A poco a poco, parlando con l’autore si scopre che il risultato finale, quello che stiamo toccando è il punto di arrivo di un lungo processo che prende inizio da una idea ispiratrice.

Adesso mi interessa farvi provare a toccare, sentire la carta, vedere da vicino le pennellate adoperate durante la stampa in camera oscura. Scoprire l’idea e il gesto, vedere con i propri occhi e sentire la portata di un lavoro artigianale/artistico.

La cartella d’artista ha un fascino tutto suo ….

 

Se l’opera ci piace e ci emoziona è bello vederla meglio, da vicino, con calma, toccarla e poi immaginarla in un ambiente che la va valorizzi e che le faccia sprigionare l’ispirazione e la passione che la precede, quella che dall’autore passa all’osservatore.

Del resto è questo che ci aspettiamo dall’arte.

 

 

Se solo fossi riuscita attraverso queste immagini a farvi sentire almeno un po’ di quell’emozione che si prova nel toccare con mano un oggetto artistico …. la missione è compiuta.

Per tutto il resto vi invito a visitare www.livinart.it

Laura G. – Livin’art – Arte da vivere

 

Conversazione con lo scultore, ispirazione e materia

L’atelier

Andrea Bucci mi ospita nel suo atelier del centro storico della città di Lucca.. Un ambiente accogliente che trabocca di oggetti artistici. Per lo più le sue sculture in ceramica, ma anche fotografie – la passione –  e quadri suoi e del padre pittore.  Una tenda porta al retro – bottega, dove lo scultore procede con le sue creazioni.

 

Andrea Bucci - Atelier

Andrea Bucci – Atelier

 

Il pensiero e l’ispirazione

Ma come si diventa scultori? Da cosa lo si può capire? Probabilmente le strade sono tante e misteriose, e parlando con Andrea si può conoscere la sua esperienza.  Ricorda che cominciava già a dare forma alla sua fantasia di bambino con la mollica del pane per poi passare a vari tipi di plastilina ed approdare finalmente all’argilla intorno ai 16 anni.  Certo è che i suoi ricordi spaziano nel mondo dell’arte, tanto da poter dire che l’arte l’ha introiettata nel quotidiano, ed inconsapevolmente ha modellato nel tempo la sua particolare visione (od evasione) del mondo, che si manifesta nella particolare estetica delle sue opere.

Andrea Bucci prova a definire il mondo che ispira le sue opere,  e lo descrive come una sfera incontaminata da dove lui, in qualche modo, “pesca” le immagini che poi rappresenta. Un luogo dove la sensazione è di fluidità, di assenza di spigolosità ed assenza di interruzioni. Le sue opere sono proprio così: linee fluide che corrono verso un ipotetico infinito. Si avverte chiaramente una pacata aspirazione verso altro, che probabilmente è una sfera spirituale: i volti guardano spesso il cielo, le braccia sono spesso protese verso l’alto. Certamente non c’è niente di ingabbiato o rigido ed è da qui che nasce la sensazione confortante e rassicurante delle sue opere. Come se ogni pensiero – anche quando tormentato – fosse stato filtrato e decantato per poi essere ri-proposto sfrondato della realtà contingente e rappresentato in modo lieve ed ottimistico.

 

Tempesta

Tempesta

 

 

Lo stile e la materia

La cifra più evidente delle opere di Bucci è la grande eleganza, lo stile pulito ed impeccabile, espressione di una interiorità ricercata. Questa estrema raffinatezza esprime comunque contenuti molto vicini all’immaginario di ciascuno di noi dato che le sue opere – obiettivamente – incantano e portano ad una sosta di fronte a loro, come se avvenisse un improvviso auto-riconoscimento. In sostanza queste forme plastiche ed immobili, arrivano a far risuonare corde intime ed universali, come deve accadere nell’Arte, quella con la A maiuscola. Ed in effetti al centro delle opere di Bucci c’è sempre l’uomo.

Interessante a questo punto il racconto di Bucci sulla fase operativa, quella che dal pensiero porta all’opera finita. Spiega che il processo di realizzazione non sempre è così lineare  e che a volte è necessario accettare dei compromessi, imposti dalla materia:

“l’immaginazione pura e semplice deve fare i conti con la materia che ha le sue esigenze. Il compromesso è fra la materia e l’idea ispiratrice che necessariamente si modifica in base a ciò che, momento per momento, la materia suggerisce”

Questo processo di adattamento avviene durante la realizzazione dell’opera: l’abbozzo iniziale avviene con le mani (l’idea inizia a prendere forma) poi man mano che l’argilla asciuga si utilizzano strumenti sempre più fini e si cerca la maggiore corrispondenza fra l’idea e l’opera; è in questo frangente operativo che il dialogo con la materia si va vivo, l’artista chiede, la materia risponde in un continuo reciproco adattamento fino all’ottenimento dell’opera  finita che potrà avere  più o meno aderenza con l’idea iniziale.

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L’oggetto artistico

Le opere di Andrea Bucci sono dei bellissimi oggetti di arredamento, apprezzati ed ormai diffusi in tutta Europa ed oltre.

Regalano un tocco di profondità all’ambiente che li ospita, attorno ad esse è come se circolassero dei pensieri, lo sguardo di ognuno si sofferma, a ciascun osservatore è suscitato un’immagine, un’idea  che evidentemente rimangono nell’aria. Potere dell’Arte e della Creatività.

 

il tavolo dell'artista

il tavolo dell’artista

 

Alcune delle opere sono UNICHE, altre vengono proposte come multipli. Acquistare le opere di Andrea Bucci è un sicuro investimento.

La Galleria Livin’art – Arte da vivere propone diverse opere  dello scultore Andrea Bucci, sia opere uniche che multipli. Su www.livinart.it è possibile conoscere le quotazioni , avere i dettagli tecnici, vedere le opere ambientate ed altro ancora.

 

Laura G. Livin’art – Arte da vivere

 

 

Michaela Kasparova e gli effetti dell’ arte

“.. scaravento il sacco con pezzetti di carta stropicciata e colorata accumulata nel tempo. Rovescio anche i ritagli di tessuto, raccolti qua e là.. Ecco due mucchi caotici, senza forma, per me estremamente stimolanti..Mi diverto a trasformare il caos in immagini con un occhio all’infanzia, uno all’età adulta, il terzo all’ironia..” M. K.

 

Ma dove mi trovo n.2 cm 70x50

Ma dove mi trovo n.2 cm 70×50

 

Approfondire le impressioni è avvicinarsi all’arte

Avvicinarsi all’arte è approfondire le prime impressioni che un’opera suscita su di noi. E’ affascinante come l’arte agisca sulle nostre emozioni, in un modo che ci è poco chiaro, per strade emotive imperscrutabili di cui sappiamo solo la tappa finale: un senso di novità e poi di maggiore conoscenza di noi stessi. Ciò che è chiaro è che quando guardiamo un’opera d’arte proviamo qualcosa. O più cose. Questo è valido sia per un quadro di un grande autore che per opere di artisti non famosi quando si tratti vere mentalità artistiche. Se un artista è chi ha l’esigenza primaria di esprimere la propria personalità attraverso un mezzo come l’arte figurativa, Michaela Kasparova è una vera artista.

L’attrazione per l’arte

E’ un’attrazione inspiegabile quella che a volte proviamo verso opere della creatività, è come una forte empatia verso quell’oggetto ed il suo contenuto che ci può condurre al desiderio di quello stesso oggetto, di quell’opera, come se il possederla potesse ricomporre qualcosa dentro di noi. In effetti è così, l’arte è anche questo: pacificazione, ricordo di emozioni e bellezza, tutti aspetti che danno significato all’esistenza quotidiana. Le opere di Michaela Kasparova hanno la forza dell’immediatezza e portano ad un senso  di identificazione. Per questo ed in virtù di una loro profondità e complessità assai lontana dall’apparente semplicità le opere di Michaela Kasparova hanno gradualmente acquisito valore e riconoscimento.

Le opere di Michaela Kasparova

Ad un primo sguardo le opere della Kasparova, con i loro colori personaggi e movimenti vivaci rimandano alla spensieratezza dell’infanzia, alla leggerezza di pensiero. Ma presto scopriamo che non è proprio così. Noi adulti siamo attirati dalle sue opere e non proviamo solo sentimenti di giocosità e libertà, ci soffermiamo oltre, la mente procede per altre strade, più interne. L’artista, quindi, è riuscita a esprimerci il suo pensiero, la sua personalità, la doppia lettura della vita. Il misterioso meccanismo dell’arte si è compiuto. Guardiamo il quadro e dialoghiamo con noi stessi.

Fai click sull’immagine per ingrandirla

 

I “Rotolamenti Universali”

Come nei quadri della serie “Rotolamenti Universali”: percepiamo da lontano che al di là di quello che ci appare a prima vista la tematica è esistenziale. Animali, cose, persone rotolano in un movimento che sembra non avere fine come trascinati dal turbinio di pensieri incessanti e concentrici che nella rappresentazione creativa vengono declinati a gioco. Attraverso un tipo di immagine vagamente esacerbata ed esagerata veniamo in realtà portati su territori ben diversi da quelli dei colori e del gioco.

La tecnica mista

Michaela Kasparova utilizza colori dai toni forti e linee decise, prospettive sghembe e vertiginose che tradiscono, fortunatamente, la sua interiorità in modo tale da portare la complessità in contesti di racconto apparentemente semplici e quotidiani. L’artista, anche, improvvisa, come quando allegra ma non spensierata aggiunge alle sue opere pezzetti di giornale per un bisogno di attingere ad un evidente vissuto quotidiano o quando appone fili e stoffe memore della sua espressività multidisciplinare. Tutto ciò sempre a dimostrazione di una complessità di pensiero e di espressione.

Le opere di Michaela Kasparova sono esposte su www.livinart.it con le relative quotazioni e descrizioni tecniche e la possibilità di vederle ambientate

particolare di opera

particolare di opera

 

 

Laura G.  Livin’art  – Arte da vivere

Caravaggio, racconto fotografico

Opere fotografiche sul tema Caravaggio

Non è immediato avvertire la corrispondenza fra l’artista Caravaggio ed il lavoro fotografico di Alessandro Giuliani : sette opere raccolte nella Serie “Caravaggio, suggestioni di una vita” . Opere in bianco e nero, uniche, come unica e irripetibile è la stampa in camera oscura per ciascuna di esse.Caravaggio suggestioni di una vita” è l’ incipit di un progetto fotografico di più ampio respiro: a queste sette opere – di cui è possibile conoscere la quotazione su Livin’art – ne seguiranno altre, ancora sulle orme geografiche ed artistiche dell’uomo Caravaggio. Altri scatti, altre stampe.

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Nuove corrispondenze: un appassionato Caravaggio re-immaginato

Da dove nasce l’ idea/ispirazione che ha mosso Giuliani verso la realizzazione di un lavoro fotografico interpretativo di non facile lettura e di complessa realizzazione?

Certamente la motivazione nasce dalla passione per l’arte che è stata altre volte oggetto/soggetto di progetti fotografici, motivazione che in questo specifico è mossa da un interesse ancor più spinto verso il Caravaggio uomo/artista, uomo oltre il suo tempo. Il tema dell’arte è restituito in questo caso come un  racconto, una narrazione di luoghi e impressioni, quasi si trattasse di una testimonianza di viaggio geografico, temporale, artistico ed emotivo. E’ stato qua il punto di incontro: lasciarsi guidare durante il viaggio di re-immaginazione dall’aspetto più innovativo e sorprendente (per l’epoca)  dell’arte di Caravaggio ovvero il suo avvicinare l’arte alla vita vissuta, sofferta, sporcata dalla quotidianità. Le fotografie di Giuliani raccontano la visione naturalistica dell’arte caravaggesca, sono ispirate dal realismo drammatico di Caravaggio. Il desiderio di Giuliani è che le sue fotografie vadano a suscitare nell’osservatore quelle impressioni che il grande artista ha gridato al mondo; il proposito è che questo lavoro suggerisca la poetica del grande artista tramite immagini che Giuliani ha ricercato nei luoghi vissuti dall’artista. Tutto ciò in maniera diretta e istintiva attraverso una nuova lettura, quella fotografica.

L’interpretazione fotografica

Potremmo dire che l’intento espressivo di  Alessandro Giuliani sia quello di riproporre e reinterpretare, con la dovuta modestia!,  l’aspetto di assoluta novità proposto da Caravaggio, ovvero il naturalismo, il realismo più sincero che si osserva  nei piedi neri del pellegrino della “Madonna dei Palafrenieri” come nelle foglie e la frutta corrotte della “Canestra di frutta”, elementi descrittivi ai limiti dell’accettabile per i contemporanei del grande artista.

Probabilmente adesso è possibile comprendere meglio la presenza di “Aguglie” scatto colto ad un banco di pesce di un  mercato di Napoli. Napoli la città dove Caravaggio ha vissuto, drammaticamente, ed  ha dipinto. Non è difficile immaginarlo per quei vicoli malsani, all’uscita da bettole ed osterie, litigioso e violento; i pesci – racconta Giuliani – “rappresentano quei vicoli e quegli odori”, e l’immagine in sé rimanda un senso di inquietudine, di circolarità ansiosa e non di meno rimanda- come aggiunge Giuliani –  “all’opera di Caravaggio Scudo con testa di Medusa .  Analogo è il significato dei soggetti  di Interno di Napoli e Natura morta

L’autoritratto e Onda marina richiamano invece la vita vissuta del Cravaggio in fuga, sempre inseguito, sempre in pericolo di morte

FAI CLICK SU UN’OPERA PER VEDERLA NEL DETTAGLIO

La stampa fotografica come ulteriore espressione creativa

Non è solo il contenuto delle fotografie a far rivivere – per immagini – la vita e lo stile di Caravaggio secondo l’interpretazione del fotografo, ma anche la particolare ed originale scelta di stampa. E’ da qui che nasce il valore, la preziosità e l’originalità del Progetto Caravaggio. Si tratta infatti di stampe fotografiche che rendono queste opere uniche ed irripetibili: la stampa è in camera oscura con la tecnica della gelatina a pennello su carta da incisione.

La stampa in camera oscura è un nuovo momento creativo ed interpretativo, fisicamente e mentalmente impegnativo. Non è scontato pensarci ma lavorare in camera oscura significa  – oltre che stare al buio – agire secondo tempi ben definiti ed ormai interiorizzati da un fotografo esperto. Significa stare a contatto con gli acidi e con l’acqua che scorre. La foto appena stampata va risciacquata a lungo, e poi va appesa per farla asciugare bene. Un lavoro artigianale, anche. Il momento importante è quando l’immagine all’improvviso si manifesta sulla carta, e la mano agisce rapida col pennello per far affiorare più o meno evidentemente ciò che l’autore dello scatto vuole, è una questioni di grigi e di neri.

Vedere tutto il processo rende assolutamente giustizia alla preziosità di queste opere, al loro valore dato dall’UNICITÀ’.

 

Laura Guadagnucci

Livin’art – Arte da vivere www.livinart.it

Teatro quasi per strada

 

Non c’è niente di più soddisfacente che assistere a veloci ed inaspettate esibizioni nate da una altrettanto veloce quanto forte ispirazione. E’ quello che accade per la performance creativa “Il teatro della follia” rappresentata nel contesto del  piccolo e prezioso studio di Fabrizio Barsotti, artista della Scuderia Livin’art.

Fabrizio Barsotti si è trovato a scegliere fra i diversi lavori fotografici proposti dal CircuitoOFF (nell’ambito del Photoluxfestival – Festival Internazionale di fotografia) uno da poter esporre una quindicina di giorni nel suo atelier personale.
Lui, l’artista, è un personaggio particolare, e fra i tanti lavori va a scegliere quello di Matteo Zannoni dal titolo “Ex Manicomio Ferri”.

“Ex Manicomio Ferri” è un lavoro composto da una serie di fotografie in bianco e nero che danno testimonianza di un ex-manicomio. Barsotti ha nelle sue corde queste tematiche e sceglie quel lavoro fotografico; non solo espone la personale fotografica di Matteo Zannoni nel suo atelier ma realizza un allestimento ad hoc creando una commistione fra le sue opere e le fotografie.
Poi si documenta, legge, guarda video sul tema, trova frasi e citazioni che ripropone col suo originale e creativo allestimento nel suo atelier.

Fabrizio Barsotti per molti giorni sarà immerso in pensieri nuovi, di menti diverse, e aderisce sempre più ad essi, spontaneamente va oltre, l’entusiasmo lo porta a  scrivere, a voler rappresentare, esternare: scrive il testo, sceglie le musiche, crea la coreografia. E’  nata la performance.
L’artista invita nel suo atelier gli amici, i visitatori e me come testimone di Livin’art. Arriviamo senza immaginarci e aspettarci niente, lentamente veniamo coinvolti in uno spettacolo denso, profondo, comunicativo.

Artisti, senza confini.

 

Laura G. Livin’art – Arte da vivere

 

P.F.L.

P.F.L. (Progetto Fotografico Lavoro)

PFL è un’idea di Alessandro Giuliani. È un’idea di servizio fotografico site-specific che ha preso le mosse dalla volontà di raccontare il mondo del lavoro osservandolo dal suo interno, attraverso i gesti e i volti di chi lo vive quotidianamente. Una sorta di osservatorio e di testimonianza della relazione fra l’uomo e gli spazi di lavoro, fra l’uomo e la macchina. Un progetto che può farsi poster, manifesto di presentazione per aziende o qualsiasi ambiente lavorativo. Le fotografie qui esposte sono diventate vere e proprie installazioni all’interno dell’azienda a emblema dell’assoluto protagonismo delle persone in qualsiasi attività produttiva.


Alessandro Giuliani descrive il progetto di installazioni fotografiche all’interno di una fabbrica.

“Un racconto mai facile, quello del lavoro.Soprattutto quando vuoi farlo fotografando chi lo compie, il volto, il gesto e il silenzio.
Mai facile, ma importante.
Così è stato per me fino ad ora, così è stato per le persone che ho incontrato nei luoghi di questo progetto: officine, fabbriche, cantieri.
Mi piacciono immagini vere, senza finzione né costruzione.
Anche per questo utilizzo pellicole bianco e nero, che sviluppo e stampo personalmente in camera oscura.
Gli obiettivi di questo progetto sono molteplici, ma principalmente la costruzione di una memoria in tempi di rapido cambiamento delle organizzazioni aziendali e delle tecnologie, memoria basata sull’uomo come centro di relazione e attore principale di ogni dinamica interna.
Le fotografie di questa galleria sono state realizzate in due aziende e confluite in installazioni interne permanenti, di cui sono sparuti frammenti.”

 

Una interessante prospettiva.

Laura G. Livn’art – Arte da vivere

La scultura italiana in Norvegia

Andrea Bucci ha vinto il prestigioso concorso internazionale “Peer Gynt Competition” con la sculture “La cavalcata del montone selvaggio” .

La gigantesca opera in bronzo alta due metri è posta dal 2010 all’interno del “Perry Gynt Sculpture Park” di Oslo che ospita altre 16 sculture tutte dedicate al grande scrittore norvegese Henrik Ibsen.
La scultura è una interpretazione di uno dei passi più celebri del poema drammatico “Perry Gynt” del grande scrittore e drammaturgo norvegese.

Un allestimento speciale

Il duo Fortuna-Malfatti di EffeEmmestudio ha realizzato diverse importanti esposizioni che hanno messo in risalto il potenziale artistico delle opere realizzate a quattro mani come ben si vede nelle immagini sottostanti relative ad una mostra in una nota galleria della città di Firenze (Aria Art Gallery).

Di cava in cava..

Osservare il fotografo che quasi sparisce nell’immensa cava di marmo fa comprendere immediatamente la portata del progetto fotografico “Macrocosmi” di Sergio Fortuna: nonostante la sicura vertigine provocata dall’imponenza e dalla dimensione della cava ha potuto, poichè ispirato, realizzare opere che dimostrano come la natura abbia su di noi un potere estetico.

 

 

Qua il risultato finale: le opere